Perché OpenAI con Codex ha copiato brillantemente la strategia di Anthropic
E perché adesso le app hanno ancora meno senso di esistere
📌 Tre settimane fa ho scritto perché ogni mattina apro Claude e non ChatGPT. Oggi non aggiorno quel pezzo controvoglia, lo aggiorno volentieri. Il 2 giugno OpenAI ha fatto con Codex una mossa che mi dà ragione sul grande, le app contano sempre meno, e che sul piccolo potrebbe perfino farmi riconsiderare quale strumento apro al mattino. Quando un concorrente copia bene non è una resa. È la prova che la direzione era quella giusta.
Il 2 giugno OpenAI ha fatto la mossa che aspettavo
Questa sera ero davanti al Mac quando OpenAI ha mandato in onda un livestream chiamato Intelligence at Work. In mezzo agli annunci ce n’era uno che aspettavo da mesi.
Codex, lo strumento che fino a ieri era pensato per chi scrive codice, è diventato un ambiente di lavoro per chi il codice non lo scrive affatto.
OpenAI ha lanciato sei plugin pensati per ruoli specifici: analisi dati, produzione creativa, vendite, design di prodotto, investimenti azionari e investment banking. Messi insieme, questi plugin tirano dentro 62 applicazioni famose e 110 competenze pronte all’uso.
Poi due funzioni. Le Annotations, che ti fanno correggere un documento, un foglio di calcolo o una slide nel punto esatto che selezioni, senza rifare il resto. E Sites, che ti fa generare un sito o un’app interattiva e condividerla con chiunque tramite un semplice link.
Il numero che conta è un altro.
Tradotto: il futuro di questo strumento non sono i tecnici. Siamo noi.
Quello che avevo scritto, nero su bianco
Prima di dirti perché questa mossa mi ha colpito, devo ricordarti due cose che avevo scritto qui, con nome e data.
Nel pezzo 285 miliardi evaporati in 48 ore avevo detto una cosa scomoda per uno che insegna a costruire app: la maggior parte delle app esiste solo per tappare i buchi dei modelli AI di quel momento. Appena il modello migliora abbastanza, quell’app diventa inutile. E avevo detto che gli orchestratori agentici, cioè Claude Code, Cowork e lo stesso Codex, non sono editor più intelligenti.
Fanno il lavoro che prima faceva l’app.
Nel pezzo Perché ogni mattina apro Claude e non ChatGPT ero stato più diretto. Avevo detto che tra Claude, ChatGPT e Gemini non si vince sui benchmark. Si vince sull’architettura. I plugin di Claude si parlano tra loro nella stessa stanza, si compongono in catena. I Custom GPT di ChatGPT, invece, erano scatole chiuse, ognuno bravo da solo nella propria stanza, ma incapaci di passarsi il lavoro. E lì avevo piantato un paletto preciso: l’unica cosa di OpenAI che si avvicinava a quel modello erano i Workspace Agents, ma erano solo per le aziende grandi.
Tieni a mente quel paletto. Tra poco te lo rivolto contro.
La strategia non è simile. È la stessa.
Qui arrivo al punto del titolo. E voglio essere chiaro: copiare bene non è una critica.
È un complimento avvelenato, ma è un complimento.
Anni fa Anthropic ha fatto una scommessa precisa su come si costruisce un assistente AI utile davvero. Un protocollo aperto per collegare l’AI agli strumenti esterni, nato in casa loro. Le competenze scritte in un formato semplice, un file di istruzioni che insegna a Claude un mestiere. I plugin che si compongono invece di vivere isolati. E soprattutto l’idea che l’AI non sia una chat, ma un ambiente dove il lavoro si fa.
Adesso guarda Codex di oggi. Plugin che impacchettano applicazioni, competenze, istruzioni e flussi di lavoro. E persino le competenze di Codex poggiano sullo stesso standard aperto di agent skills, lo stesso tipo di file di istruzioni che Anthropic ha reso popolare.
Non è una somiglianza vaga. È la stessa mappa, ricalcata pezzo per pezzo.
E non lo dico solo io, che potrei sembrare di parte. Gli osservatori lo scrivono apertamente: OpenAI sta inseguendo lo stesso mercato che Anthropic ha aperto per prima con Cowork. Lo aveva già anticipato Satya Nadella, il capo di Microsoft, parlando della fine del software gestionale tradizionale:
The notion that business applications exist, that’s probably where they’ll all collapse.
L’idea che le applicazioni gestionali esistano come le conosciamo è probabilmente lì che collasseranno tutte. Fonte: Forward Future, dicembre 2024
Quando il concorrente più grande smette di vendere scatole chiuse e inizia a vendere agenti componibili, la tua tesi smette di essere un’opinione. Diventa la direzione del settore.
E le app? Hanno ancora meno senso di ieri
Veniamo al secondo pezzo del titolo, quello che ho promesso nel sottotitolo.
Tre settimane fa ho scritto che costruire un’app era un pensiero vecchio. Oggi è più vecchio. E ti spiego perché in modo concreto.
Prima, con un prompt, facevi la singola cosa: generavi un testo, una tabella, un’immagine. Adesso fai tre passi in più. Con Sites generi e condividi l’app intera, senza store e senza distribuzione. Con le Annotations rifinisci il risultato nel punto preciso, come correggere una bozza con la matita rossa invece di riscriverla. E con i plugin l’agente esegue il lavoro al posto tuo, non con te.
Quell’app costruita solo per compensare i limiti di un modello, l’app spuria di cui parlavo nel pezzo dei 285 miliardi, oggi ha un avversario in più. Lo ha detto chiaro anche Dario Amodei, il capo di Anthropic:
If your advantage is that our software is complex and hard to write, I think that’s going away.
Se il tuo vantaggio è che il tuo software è complesso e difficile da scrivere, penso che stia sparendo. Fonte: AI News Italia, maggio 2026
La domanda da farsi prima di aprire l’editor non è cambiata, è solo diventata più affilata. Non è come costruisco questa app.
È: ho ancora bisogno di questa app?
Quello che mi tocca ammettere
Adesso il paletto che ti avevo detto di tenere a mente. Mi tocca rivoltarlo contro me stesso, e lo faccio senza problemi.
L’argomento secondo cui Claude vince perché compone e ChatGPT no oggi vale meno di tre settimane fa. La critica alle scatole chiuse dei Custom GPT l’ho scritta il 10 maggio. Il 2 giugno OpenAI le ha risposto con i plugin componibili di Codex. Quel fossato si è stretto, ed è onesto dirlo.
Ma attenzione al tono. Non c’è fastidio in queste righe, non c’è la difesa di chi tiene per la sua squadra. Io non tifo per una maglia.
Tifo per quello che mi fa lavorare meglio.
Se Codex regge il passo nei mesi che vengono, sono pronto a riconsiderare quale strumento apro al mattino, e a scriverlo qui senza imbarazzo. La coerenza non è restare attaccati a una scelta.
È aggiornarla quando i fatti cambiano.
Il fossato non era nei plugin
E allora, se il fossato si stringe, cosa resta? Resta la cosa più importante, quella che avevo già intuito ma che oggi vedo con chiarezza.
Il fossato non era mai nei plugin. I plugin si commoditizzano, cioè diventano disponibili per tutti e smettono di essere un vantaggio.
Prima li ha avuti Claude, adesso li ha Codex, Gemini ha deciso di prendere una strada sua, lo comprendo, i suoi agenti sono integrati in un sistema complesso e diverso da quello degli altri, con vantaggi (e svantaggi) diversi. Ma la direzione per tutti è la stessa.
Il vantaggio vero non te lo dà nessun marketplace. È l’infrastruttura che ti costruisci sopra. Nel mio caso sono gli automatismi che girano sul mio piccolo server, collegato al Mac in modo sicuro, le competenze scritte su misura per come lavoro io, i tre report che trovo già pronti la mattina mentre dormivo. Quel sistema non lo installi con un clic. Lo costruisci a pezzi, in mesi, legando strumenti che parlano la tua lingua, come ho raccontato spiegando come l’AI impara a lavorare come te.
Il punto torna esattamente dove dico sempre: non conta più quale strumento usi. Conta come lo orchestri tu.
Il cerchio si chiude
Il 10 maggio scrivevo perché ogni mattina apro Claude. Il 2 giugno OpenAI mi ha mostrato che quella scelta può cambiare.
E la cosa bella è che non mi pesa. Mi conferma.
La strada è una sola, quella degli agenti che fanno il lavoro al posto delle app.
Tre settimane fa sopra c’era una macchina sola. Cambia poco per chi guarda da fuori e cambia tutto per chi è già al volante. Perché vince chi sa guidare, non chi ha appena comprato la macchina.
Ci vediamo al prossimo prompt.
A presto, Luca
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Fonti
Codex for every role, tool, and workflow, OpenAI, 2 giugno 2026
OpenAI launches new Codex tools for white-collar work, TechCrunch, 2 giugno 2026
OpenAI’s Codex adds new tools for knowledge workers, The New Stack, 2 giugno 2026
Satya Nadella on the Future of AI Agents and the End of SaaS, Forward Future, dicembre 2024
Amodei: le aziende SaaS che ignorano l’AI rischiano il fallimento, AI News Italia, maggio 2026








