Il cliente vuole lo sconto perché “tanto l’hai fatto con l’AI”? Ecco cosa scrivere nel contratto
Tre clausole pronte per chi vende immagini, più la cosa sull’esclusiva che nessuno ti dice.
📌 Non sono un avvocato e questo non è un parere legale. Sono spunti per capire i rischi e adattare il tuo modo di lavorare, da far comunque rivedere a un legale prima di metterli in un contratto vero. Detto questo, sono cose che ti conviene sapere oggi, non quando arriva il problema.
L’altro giorno mi compare un carosello dell’avv. Giuseppe Lo Presti (@aw.giuseppelopresti): cinque clausole sull’AI da mettere subito nei contratti.
Roba fatta bene, l’ho salvata.
Quel set è perfetto per un professionista qualsiasi, un commercialista, un consulente, un’agenzia che usa un chatbot. Ma io e te non vendiamo pareri, vendiamo immagini. E chi vende immagini ha tre problemi concreti:
il prezzo che il cliente vuole abbassare,
l’esclusiva che non puoi promettere,
le persone dentro le foto.
Vediamoli, e alla fine ti lascio tre clausole pronte da incollare.
Il compenso paga la tua testa, non il software
Quando sei passato dalla pellicola al digitale, nessuno ti ha chiesto lo sconto perché “tanto ora è automatico”. L’AI è la stessa storia. Il cliente paga il fatto che tu sai quale scatto tenere, quale luce funziona, quando un ritocco è giusto e quando è troppo. Lo strumento con cui ci arrivi sono affari tuoi.
C’è anche un dato che vale la pena tenere a mente: secondo i numeri che ho raccolto in un altro pezzo, quasi due terzi dei clienti non si accorgono nemmeno quando un fotografo usa l’AI nel workflow. Tradotto: il problema non è che l’AI si vede, è che il cliente ha in testa l’equazione sbagliata “AI uguale facile uguale economico”. La prima clausola serve a smontarla per iscritto, prima che diventi una trattativa.
La cosa che nessuno ti dice: sull’immagine AI pura non puoi dare l’esclusiva
In Italia e nella gran parte del mondo, il diritto d’autore protegge solo le opere con un apporto creativo umano. Un’immagine generata interamente dall’AI, senza una tua direzione decisiva, potrebbe non essere protetta affatto. L’ho spiegato per bene quando ho scritto che le immagini AI che generi non sono automaticamente tue.
Cosa significa in pratica? Che non puoi promettere al cliente l’esclusiva. Se chiunque, con un prompt simile, può ottenere qualcosa di quasi identico, non hai i diritti esclusivi che il copyright normalmente garantisce. Per un post social non cambia niente. Per un logo o per il visual centrale di una campagna, dove l’esclusiva è tutto, è un rischio enorme. E un’aspettativa non gestita, su questo, diventa una causa. La clausola serve a dirlo prima, non dopo.
La linea che separa “devi dichiararlo” da “non serve”
Questa è la cosa che ti toglie un sacco di ansie inutili. C’è una linea netta tra il ritocco e la generazione, e solo un lato richiede una dichiarazione. La domanda da farti è una sola: lo strumento ha creato qualcosa che nella scena originale non c’era?
Riduzione rumore, nitidezza, maschere, bilanciamento del bianco, color grading. Stai lavorando pixel che esistevano già.
È come sviluppare una pellicola, non devi dichiarare niente.
Rimuovi un oggetto e l’AI ricostruisce lo sfondo, allarghi l’inquadratura con contenuto inventato, sostituisci il cielo, generi un’immagine intera. Qui sì che entrano in gioco gli obblighi di trasparenza, in misura proporzionata a quanto pesa l’intervento. Tieni questa linea in testa: vale per tutto il resto.
Perché proprio ora, e non l’anno prossimo
Perché due cose sono già successe e una sta per succedere.
Dal 10 ottobre 2025 è in vigore la prima legge italiana sull’intelligenza artificiale (la 132/2025), che vieta di diffondere contenuti generati o alterati con l’AI per danneggiare una persona, con pena da uno a cinque anni, e ribadisce che l’AI è uno strumento di supporto, non un sostituto del tuo lavoro.
Poi c’è l’Europa. Gli obblighi di trasparenza dell’AI Act (Articolo 50) si applicano dal 2 agosto 2026: da quel giorno certi contenuti generati o manipolati, soprattutto se ritraggono persone reali in modo realistico, vanno dichiarati al pubblico. C’è già un assestamento in corso, con un accordo del maggio 2026 che concede un periodo transitorio per alcuni sistemi fino a dicembre, ma la direzione è chiara. Ne avevo già parlato spiegando perché il fotografo europeo che capisce l’AI Act ha un vantaggio che non scompare. Non è fra cinque anni, è dietro l’angolo.
Tre clausole da mettere nel contratto già da domani
Ecco le tre da cui partire. Partono dal carosello dell’avv. Lo Presti, adattate al mondo di chi vende immagini e ampliate. Sono scritte in italiano comprensibile ma hanno valore contrattuale. Copiale, adatta nomi e dettagli, e falle leggere a un avvocato prima di usarle sul serio.
1. Il prezzo compensa le scelte, non il software.
Le parti danno atto che il compenso concordato remunera l’ideazione, le scelte creative e la qualità del risultato consegnato. L’eventuale impiego di strumenti di intelligenza artificiale durante la lavorazione non riduce il valore della prestazione né il compenso, che resta dovuto per intero.
2. Le scelte restano umane, e firmate.
Il Prestatore può servirsi di strumenti di intelligenza artificiale nelle fasi di lavorazione. La direzione creativa, la selezione degli scatti o dei visual e l’approvazione finale dell’opera restano sotto il suo controllo e la sua responsabilità: è in queste scelte che sta il lavoro, non nel mezzo con cui vengono eseguite.
3. I blocchi dei servizi di terzi non sono colpa tua.
Qualora un servizio di intelligenza artificiale di terzi impiegato nella lavorazione subisca interruzioni, malfunzionamenti o modifiche delle condizioni d’uso, gli eventuali ritardi che ne derivano non sono imputabili al Prestatore ai sensi dell’art. 1218 c.c. e i termini di consegna si intendono prorogati per il tempo strettamente necessario.
Queste tre ti coprono il fianco più esposto: lo sconto, la trasparenza di base e i guasti che non dipendono da te. Sono il punto di partenza, non l’arrivo.
Per usarle bene ti serve il contesto, e quello te lo regalo. Qui sotto trovi la guida completa, gratis.
La guida: clausole AI per chi vende immagini
A te serve, se usi l’intelligenza artificiale nel lavoro che consegni ai clienti e vendi immagini: come fotografo, come creativo o designer, come agenzia. Non importa se l’AI ti serve solo per velocizzare il ritocco o se generi interi visual da zero. Nel momento in cui un’immagine toccata dall’AI esce dal tuo computer ed entra in un lavoro pagato, cambiano tre cose: chi possiede cosa, chi risponde se qualcosa va storto, e cosa devi dire al cliente.
Come sono fatte le clausole
Ogni clausola è costruita allo stesso modo: il testo pronto da incollare, il perché ti serve in parole semplici, la base normativa su cui poggia, e tre varianti di intensità.
Variante Quando usarla
🟢 Light Lavori a basso rischio: ritocco leggero, niente persone riconoscibili, cliente locale, uso non pubblicitario.
🟡 Standard La maggior parte dei lavori commerciali: generi o modifichi in modo sostanziale, il cliente pubblica, ci sono persone o brand di mezzo.
🔴 Strict Lavori ad alto rischio: pubblicità, campagne dove l’esclusiva conta, persone riconoscibili, settori regolati, clienti grandi.
Se hai un dubbio su quale variante scegliere, sali di livello. Una clausola più protettiva non ti danneggia, una troppo leggera sì.
Il glossario minimo
Output AI: l’immagine prodotta da uno strumento di generazione. Non è automaticamente tua.
Licenza, proprietà, copyright: tre cose diverse. La licenza è il permesso di usare l’output, la proprietà è chi detiene i diritti sul file, il copyright è la protezione che impedisce ad altri di copiarlo e in Italia scatta solo con un apporto creativo umano. Avere la licenza non significa avere il copyright.
Esclusiva: la garanzia che nessun altro avrà la stessa immagine. Su un’immagine puramente AI è quasi impossibile da promettere.
Deepfake: contenuto generato o alterato dall’AI che rappresenta una persona reale in modo da sembrare autentico. In Italia diffonderlo per causare un danno è ora un reato.
Content Credentials (C2PA): l’etichetta digitale firmata che resta nel file e racconta come è stato creato e modificato.
Indennizzo IP: la promessa di alcuni tool a pagamento di coprirti le spese legali se ti accusano di aver violato un copyright con l’output. Ha limiti precisi.
Opt-out dall’addestramento: il tuo diritto di vietare che le tue immagini allenino i modelli AI. Va esercitato attivamente.
Le quattro cose da sapere prima di firmare
Su un’immagine puramente AI non puoi garantire l’esclusiva. Se il cliente la vuole per un logo o un visual di campagna, mettilo nero su bianco.
Devi dichiarare l’uso dell’AI, ma solo dal lato destro della Generation Line. Il ritocco normale no, la generazione sì.
La licenza del tool non ti copre su tutto. Marchi, volti di persone reali, personaggi protetti restano un rischio tuo, anche con i tool “commercially safe”.
Le persone vanno protette due volte. Servono il consenso e l’attenzione a non creare deepfake di persone reali.
Su cosa poggia tutto questo
AI Act (Regolamento UE 2024/1689), Legge italiana 132/2025, GDPR (Regolamento UE 2016/679), Direttiva Copyright (Direttiva UE 2019/790), Codice Civile (artt. 1218, 2222 e seguenti, 10) e Legge sul Diritto d’Autore (633/1941, artt. 96-97).
Non devi studiarle, ma sapere che esistono ti serve quando un cliente ti chiede “su cosa ti basi?”.
Da qui in poi
Le tre clausole qui sopra risolvono la parte facile.
Restano fuori le tre più delicate, quelle che valgono davvero: come gestire la titolarità e l’assenza di esclusiva, chi risponde se l’output richiama un marchio o un’opera di altri, e cosa scrivere quando dentro le immagini ci sono persone reali.
Le ho raccolte tutte, calibrate sui tre profili (fotografo, creativo, agenzia), insieme alla liberatoria con clausola AI, alla procedura per un flusso di lavoro sicuro e ai modelli per documentare il processo (utile anche perché, se devi proteggere il tuo lavoro, è bene sapere cosa succede ai tuoi file dopo che hai cliccato “genera”).
Sono spunti e indicazioni di valore per adattare il tuo modo di lavorare a questo terreno nuovo, sempre da far rivedere a un avvocato, non contratti pronti da firmare a scatola chiusa. Li trovi nella parte riservata agli abbonati: se vuoi metterti al riparo prima del prossimo “facciamo lo sconto”, è lì che parte tutto.






