C’è una legge che ti obbliga a sapere cosa fai con l’AI. È in vigore da febbraio 2025
L’articolo 4 non chiede un certificato. Chiede una cosa più scomoda: poter dimostrare che non stai tirando a indovinare.
📌 Negli ultimi mesi leggo sempre le stesse domande: “È vero che devo fare un corso a norma AI Act?”, “Quale certificato mi serve?”. Dietro c’è un piccolo mercato di corsi venduti come “obbligatori”. Questo articolo cerca di mettere le cose in ordine: cosa dice la legge davvero, da quando, e cosa ti serve per stare tranquillo.
C’è una cosa che mi lascia ogni volta basito. Stanno spuntando come funghi corsi a pagamento, venduti come “essenziali per rispondere all’AI Act”, spesso con la promessa implicita di un “bollino” che ti mette al sicuro.
Il problema è che quel bollino non esiste. E chi te lo vende come obbligatorio sta sfruttando una cosa precisa: il fatto che quasi nessuno ha letto cosa dice davvero la legge.
Quindi facciamo l’unica cosa sensata. Leggiamola insieme.
L’articolo 4 in parole povere
Dal 2 febbraio 2025 (più di 1 anno) è in vigore l’articolo 4 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act.
Il testo è corto, e dice in sostanza questo: chi fornisce e chi usa sistemi di intelligenza artificiale deve prendere misure per garantire un livello sufficiente di “alfabetizzazione” del proprio personale e di chiunque usi quegli strumenti per suo conto.
Tradotto: se usi l’AI per lavoro, devi sapere cosa stai facendo. E devi poterlo dimostrare.
“Alfabetizzazione sull’AI” suona astratto, ma il regolamento la spiega bene: sono le competenze e la consapevolezza che ti servono per usare questi strumenti in modo informato, capendo opportunità e rischi. Non è un esame, non è un punteggio. È il contrario del premere bottoni a caso sperando che esca qualcosa di buono.
Da quando è in vigore: non è un problema di domani
Qui casca tanta gente. L’AI Act non entra in vigore tutto insieme, ha un calendario a tappe. È entrato in vigore il 1 agosto 2024, ma le sue parti si attivano in momenti diversi.
L’articolo 4 si applica dal 2 febbraio 2025. Non è un obbligo futuro, è già attivo adesso. La parte di controlli e sanzioni vera e propria parte dal 2 agosto 2026
ma l’obbligo di base, prendere misure per la formazione, vale da oltre un anno.
Quindi quando senti dire “preparati all’AI Act che arriva”, è una mezza verità: una parte è già qui, e ti riguarda da mesi.
Se usi ChatGPT per le email, la legge parla anche di te
Questo è il punto che quasi tutti sbagliano. Pensano che l’AI Act riguardi solo chi costruisce sistemi di intelligenza artificiale, o al massimo chi genera immagini da zero. Falso.
L’articolo 4 si applica a chi usa l’AI, non solo a chi la fabbrica. Nel linguaggio della legge sei un “utilizzatore”, e l’obbligo vale a prescindere dal livello di rischio degli strumenti che usi.
E “usare l’AI per lavoro” non è solo generare immagini. È scrivere le email ai clienti con ChatGPT. È preparare una presentazione. È sbobinare una riunione con un trascrittore automatico. Se fai una di queste cose, sei dentro. Lo stesso vale per i tuoi collaboratori e i freelance che lavorano per te: rientrano anche loro.
Su questo avevo già scritto un pezzo dedicato, se vuoi il quadro generale: Sei pronto per l’AI Act? La maggior parte delle aziende non lo è.
Il bollino non esiste. Punto
Adesso la parte che fa arrabbiare chi vende corsi.
Non esiste un certificato ufficiale “a norma AI Act”.
Non esiste un “corso autorizzato” con un timbro magico riconosciuto dall’Europa. Lo dice la Commissione europea stessa nelle sue domande e risposte ufficiali sull’alfabetizzazione: non c’è alcun obbligo di formazione esterna né di certificazione esterna. E non sei obbligato a nominare un “responsabile AI” in azienda.
Quindi se qualcuno ti vende un corso dicendo “questo ti mette a norma con un attestato riconosciuto”, diffida.
Non perché la formazione non serva, anzi. Ma perché ti sta vendendo una sicurezza burocratica che la legge non chiede, sfruttando la tua paura di sbagliare.
Cosa conta davvero: poterlo dimostrare
Se non serve il bollino, allora cosa serve?
Serve poter dimostrare di aver preso misure serie. La parola chiave è tracciabilità. L’autorità tedesca per le reti, la Bundesnetzagentur, lo dice senza giri di parole: tenete un buon registro delle vostre misure, così potrete provare in qualsiasi momento di rispettare l’articolo 4. La stessa Commissione precisa che far leggere a un dipendente le istruzioni di uno strumento, da solo, non basta.
In pratica vuol dire una cosa semplice: sapere cosa fai, e avere una traccia di come l’hai imparato. Un registro interno di chi usa l’AI e per cosa, le formazioni fatte con date e contenuti, le regole su quali dati si possono inserire negli strumenti e quali no.
Ed è qui che si chiude il cerchio con la qualità del lavoro, una cosa di cui parlo spesso: solo il 10% di chi usa l’AI in Italia sa davvero cosa farci. Chi tira a indovinare non può documentare niente, perché non sa nemmeno lui perché ha funzionato. Chi lavora con metodo, al contrario, è già nella posizione di sapere e mostrare cosa fa. La compliance non è un foglio in più: è la conseguenza naturale di lavorare con criterio.
Lo stesso vale per i contenuti che produci. Tre tribunali, tre verdetti opposti sulle immagini AI, e la differenza tra chi ha vinto e chi ha perso era cosa avevano fatto e documentato prima: ne ho scritto qui, le immagini AI che generi non sono tue.
Chi controlla, e cosa rischi davvero
Niente allarmismi, ma è giusto sapere come funziona. La supervisione dell’articolo 4 non è in capo a un ufficio europeo astratto, ma alle autorità nazionali di ogni Paese, che inizieranno a vigilare dal 2 agosto 2026.
In Italia il quadro si è definito da poco. Con la Legge 132/2025 la vigilanza sul mercato dell’AI è affidata all’ACN, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, con AgID come autorità di notifica.
E il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato i primi decreti attuativi che portano l’alfabetizzazione sull’AI dentro scuola, lavoro e professioni, con gli ordini chiamati ad aggiornare i propri percorsi formativi.
Un dettaglio pratico che conta più di una multa: anche dove non c’è una sanzione diretta, la mancanza di formazione documentata diventa un’aggravante se succede qualcosa, per esempio un dato di un cliente finito dove non doveva.
Avere una traccia non è un vezzo, è la tua difesa.
Cosa fare, in concreto
Non ti serve panico, ti serve ordine. Quattro mosse, alla tua portata:
Fai l’inventario degli strumenti AI che usi davvero, compresi quelli nascosti dentro software che hai già.
Distingui gli usi: interno, verso i clienti, nei rapporti di lavoro.
Stabilisci chi controlla e corregge quello che l’AI produce, e quali dati si possono inserire.
Tieni una traccia: cosa hai imparato, quando, con chi. Una formazione seria e documentabile vale più di qualsiasi attestato comprato.
Un tassello concreto, e gratuito
Il 30 giugno, dalle 18 alle 20, io e Marianna Santoni facciamo un webinar gratuito, L’AI per le tue immagini: cosa è davvero possibile oggi. Dentro c’è anche questo nodo: come si esce dal colpo di fortuna e si arriva a risultati che reggono il confronto, una dopo l’altra.
Con l’iscrizione, la registrazione e la scheda dei contenuti, diventa una di quelle tracce concrete di cui parlavamo. Non è il bollino magico, quello non esiste per nessuno. È formazione seria e documentabile, esattamente il tipo di cosa che l’articolo 4 ti chiede di poter mostrare.
E se pensi che un webinar gratuito sia troppo poco per essere serio: lo stesso formato lo ha usato l’ufficio europeo per l’AI, che a febbraio 2025 ha tenuto un webinar gratuito proprio sull’articolo 4.
Conta la sostanza, non il prezzo del biglietto.
È in diretta, è gratuito, c’è una sola data. Iscriviti qui.
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Fonti
Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), testo ufficiale, articolo 4 — EUR-Lex
AI Literacy, Questions & Answers — Commissione europea (aggiornato 2025)
AI literacy, raccomandazioni e registro delle misure — Bundesnetzagentur
Decreti AI, la via italiana all’AI Act, formazione e autorità — Agenda Digitale, giugno 2026







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