285 miliardi evaporati in 48 ore, ecco perché costruire un’app è già un pensiero vecchio!
Ho usato tutte le piattaforme di vibe coding. Ho costruito giochi, app per iPhone, tool web. Poi ho capito che stavo facendo la domanda sbagliata.
📌 Contesto personale: scrivo questo articolo con un certo fastidio verso me stesso. Negli ultimi 15 mesi ho raccontato qui come costruire app con l’AI. Ho condiviso tool, workflow, risultati. Era ed è entusiasmante. Ma da qualche mese c’è una domanda che non riesco a ignorare: se insegno a costruire app, se costruisco le app e le app stanno diventando un pensiero vecchio, cosa sto insegnando, cosa sto facendo?
Un esperto AI che si definisce tale ti consiglia come creare un’app. Attenzione.
Fermati un secondo.
Se qualcuno che si occupa di AI ti consiglia come costruire un’app nel 2026, forse dovrebbe prima risponderti a questa domanda: ha ancora senso costruire un’app?
Non è una provocazione teorica. È la domanda che mi sono trovato a fare a me stesso dopo 15 mesi a vibe-codare in modo entusiastico. Ho costruito giochi, app per iPhone, tool web per trascrivere video, sistemi di analisi dati. E a un certo punto mi sono fermato.
Perché stavo costruendo applicazioni per risolvere problemi che uno strumento come Claude Code, Claude Cowork o OpenAI Codex risolveva già, con un prompt, senza un’app nel mezzo.
Il mercato lo ha capito in modo piuttosto rumoroso: 285 miliardi di dollari di capitalizzazione SaaS evaporati in 48 ore tra il 5 e il 7 febbraio 2026. Ma la storia inizia molto prima, con un tweet.
Tutto è iniziato con un tweet. Il 2 febbraio 2025.
Andrej Karpathy, cofondatore di OpenAI ed ex responsabile AI di Tesla, pubblica un post su X alle 18:17 di quella sera:
“There’s a new kind of coding I call ‘vibe coding’, where you fully give in to the vibes, embrace exponentials, and forget that the code even exists.”
“C’è un nuovo tipo di coding che chiamo ‘vibe coding’, in cui ti abbandoni completamente alle vibes, abbracci gli esponenziali e dimentichi che il codice esista.” Fonte: X, Andrej Karpathy, 2 febbraio 2025
Il post diventa virale: 4,5 milioni di visualizzazioni in pochi giorni. A marzo 2025 Merriam-Webster inserisce “vibe coding” come termine emergente. A fine 2025 Collins Dictionary lo nomina Parola dell’Anno. Secondo i dati più recenti, il mercato del vibe coding ha raggiunto 4,7 miliardi di dollari nel 2026, con il 63% degli utenti che non è sviluppatore.
La definizione è semplice: descrivi quello che vuoi in linguaggio naturale, l’AI scrive il codice, tu guidi e verifichi. Niente conoscenza tecnica approfondita richiesta. Chiunque può costruire qualcosa.
Il 2 febbraio 2025 segna l’inizio di una fase nuova nello sviluppo software. E io ero lì, a guardare.
22 giorni dopo: io avevo già costruito un gioco
Il 24 febbraio 2025, solo 22 giorni dopo il tweet di Karpathy, ho pubblicato nel gruppo Facebook “Open Minds for AI” un post:
“Ho appena creato questo gioco Bubble Trouble completamente funzionale con un UNICO prompt usando Claude 3.7 Sonnet.”
Fisica di gioco, rilevamento collisioni, interfaccia, logica di gameplay. Tutto. In un prompt solo. Scrivevo: “L’AI ha programmato tutto in una volta sola. E ho solo conoscenze base di programmazione.”
Ero sbalordito. Poi il 12 marzo 2025 ho fatto il passo successivo: ho deciso di sviluppare un’app per iPhone. Si chiamava WODTimer Pro, un timer per CrossFit e corsa.
L’ho costruita con Trae.AI di ByteDance, che avevo già raccontato in un articolo su Substack. Ho scritto cosa volevo in linguaggio naturale. Trae l’ha costruita.
Il punto non è la qualità dell’app. È che ci ho creduto.
Il ciclo che si ripete, e la domanda che nessuno fa
Nei mesi successivi ho usato tutto: Cursor, Windsurf, Bolt.new, v0, Claude Code, Replit. Ho costruito una web app che trascriveva video YouTube e generava articoli strutturati. Ho documentato i costi (22 centesimi con Trae Pro al primo mese). Ho scritto guide, ho confrontato strumenti, ho condiviso risultati.
Ma c’era una domanda che non mi stavo facendo.
Non mi chiedevo come costruire l’app meglio o più in fretta.
Mi chiedevo: questa app esiste perché risolve un problema che nient’altro può risolvere? O esiste perché a febbraio 2025 non c’era ancora uno strumento abbastanza capace da renderla superflua?
La risposta mi ha messo a disagio.
La maggior parte delle app che ho costruito erano app spurie. Esistevano per compensare i limiti dei modelli di quel momento, esistevano ed esistono per risolvere un problema reale. Il punto è un altro: quando i modelli sono migliorati abbastanza da risolvere lo stesso problema con un prompt, quelle app hanno smesso di avere senso.
La domanda che nessuno vuole fare: ho ancora bisogno di questa app?
Andrej Karpathy ha demolito il suo stesso lavoro sul palco di Sequoia AI Ascent nel 2026.
Aveva costruito un’app: MenuGen. Fotografavi il menu di un ristorante, l’app generava immagini dei piatti per aiutarti a scegliere cosa ordinare. Bella idea, codice funzionante.
Poi su quel palco ha aperto Gemini, ha scritto un prompt, e ha fatto la stessa cosa senza app, senza backend, senza UI. In tempo reale. Davanti a tutti. E ha detto:
“All of my MenuGen is spurious. That app should not exist.”
“Tutto il mio MenuGen è superfluo. Quell’app non dovrebbe esistere.” Fonte: Autocomplete AI Digest, Substack, 2026
La parola “spurious” in inglese vuol dire “falso, privo di ragione reale”. Karpathy stava dicendo che la sua app esisteva solo per compensare i limiti del modello di quell’epoca. Quando il modello è diventato abbastanza capace, l’app è diventata un artefatto inutile.
Il principio è semplice: ogni app costruita per compensare le limitazioni di un modello diventa superflua quando il modello migliora abbastanza.
Quante delle app che usi oggi sono app spurie?
Cosa sono davvero Claude Code, Cowork e Codex
Qui si chiarisce il punto che molti fraintendono.
Claude Code non è un IDE migliore. Cowork non è un assistente più intelligente. OpenAI Codex non è un copilot potenziato.
Un attimo: cos’è un IDE? È il programma dove uno sviluppatore scrive il codice. Pensa a Word, ma per il codice: evidenzia gli errori, suggerisce il completamento automatico, organizza i file del progetto. Cursor, Visual Studio Code, Xcode per iPhone sono IDE. Ti aiutano a scrivere meglio e più in fretta. Ma il lavoro, in fondo, lo stai ancora facendo tu.
Claude Code, Cowork e Codex sono un’altra cosa. Sono orchestratori agentici: leggono file, eseguono comandi, scrivono codice, chiamano API, gestiscono workflow, tutto in sequenza e in autonomia.
La differenza è questa: un IDE ti aiuta a scrivere codice. Un agente orchestratore fa quello che l’app faceva.
Come ho scritto nell’articolo Claude Cowork: quando l’AI diventa un collega di lavoro, Cowork non ti aiuta a fare le cose. Le fa lui, mentre tu guardi.
Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha articolato questo nel dicembre 2024 durante il podcast BG2 con Brad Gerstner e Bill Gurley:
“The notion that business applications exist, that’s probably where they’ll all collapse, right, in the agent era, because if you think about it right, they are essentially CRUD databases with a bunch of business logic.”
“L’idea che le applicazioni business esistano come le conosciamo è probabilmente lì che collasseranno tutte nell’era degli agenti: perché, a pensarci bene, sono essenzialmente database con un po’ di logica di business sopra.” Fonte: Forward Future, dicembre 2024
Traduzione pratica: un’app è un database più logica più interfaccia. L’agente AI legge il database, applica la logica, e ti dà il risultato. Senza interfaccia. Senza abbonamento mensile per seat. Con un prompt.
Come ho documentato nell’articolo Perché Claude dimentica tutto, e come fare in modo che non lo faccia più, la sfida reale con questi strumenti non è l’intelligenza, ma la memoria e il contesto. Non la capacità di fare le cose, ma il ricordare come le fai tu.
Il mio mattino, senza app
Parliamo di cose concrete. Le mie, non esempi inventati.
Ogni mattina Claude Cowork mi recapita una rassegna stampa. Non una di quelle generiche con le notizie più cliccate del momento. Una costruita su misura, divisa in blocchi che ho impostato io: cultura generale, AI e tecnologia, mercati che seguo. Se durante la settimana voglio approfondire una notizia specifica, posso aggiungerla al contesto e da quel giorno Claude la tiene d’occhio insieme alle altre, senza che io debba ricordarmelo.
Ogni mattina Claude Cowork mi recapita La MIA rassegna stampa
Le notizie sull’AI arrivano anche da una seconda fonte: un bot Telegram a cui giro link e segnalazioni durante il giorno, mentre leggo o navigo. Ogni mattina Claude recupera quell’archivio, lo ordina, e assegna automaticamente un punteggio a ogni segnalazione in base a criteri che ho definito. Se il punteggio supera una certa soglia, Claude non si limita a presentarmi la notizia. Prepara già la scaletta di un possibile articolo Substack e le fonti correlate. Come ho raccontato in Perché ogni mattina apro Claude e non ChatGPT, quando apro il computer trovo già il lavoro fatto a metà.
Lo stesso Claude gestisce i preventivi per i clienti. Prima di generare il documento, analizza: chi è il cliente, cosa ha già, cosa potrebbe avere bisogno. La bozza del preventivo esce calibrata su quel profilo. Poi viene inviata via email, direttamente, senza che io apra Gmail.
Analizza i trend di mercato. Quelli che gli ho detto di seguire, ma anche quelli che non sapevo di volere. Una correlazione tra due notizie che io avrei letto separatamente e non avrei collegato: Claude la vede e me la segnala.
Qui vale la pena spiegare una parola: plugin.
Un plugin, dentro Claude Code e Cowork, è un’estensione che insegna a Claude un mestiere specifico.
Come aggiungere attrezzi a un coltellino svizzero.
Senza plugin Claude sa già fare molte cose. Con i plugin diventa specializzato sul tuo lavoro. Ho il plugin WordPress: quando finisco un articolo lo pubblico in bozza sul sito senza aprire un altro tab. Ho il plugin Supabase, che mi fa parlare con il database di una mia app. Ho plugin per Telegram, Gmail, Google Calendar, il mio MCP server per gestire i contenuti Substack.
Claude non li usa uno alla volta. Li orchestra insieme in un flusso, come farebbe un collaboratore che conosce bene i tuoi strumenti.
Questo ho raccontato anche in Claude Skills: Come l’IA Impara a Lavorare Come Te.
E poi c’è il tennis. [un po’ di contesto, seguo il tennis da quando ho visto giocare André Agassi, giusto qualche anno fa]
Avevo delle app per seguire risultati, classifiche, tornei. App con notifiche, abbonamenti, aggiornamenti da gestire.
Oggi Claude è programmato per recuperare le informazioni che mi servono e presentarmele in un riassunto espandibile: quello che voglio sapere subito in superficie, quello che voglio approfondire quando ho tempo.
Seguo Jodar da tempo, e non perché vada a cercarlo ogni mattina. Le notizie su di lui vengono portate a galla automaticamente, perché la programmazione che ho fatto con Claude sa che è un nome che mi interessa. Jodar, sarà il terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz, lo dicono i numeri, lo dice la mia AI, lo penso anche io"!
Non ho un’AI che viene chiamata quando serve. Ho un’AI che è stata programmata per supportarmi. È una differenza enorme, e non riguarda la tecnologia. Riguarda il modo in cui scegli di usarla.
Ecco cosa è cambiato. Non sono sparite le app. È sparita la necessità di costruirle e mantenerle per fare quello che un’AI già programmata fa meglio.
Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha detto al panel “Financial Services” del 5 maggio 2026 a New York:
“If your advantage is that our software is complex and hard to write… I think that’s going away.”
“Se il tuo vantaggio competitivo è che il tuo software è complesso e difficile da scrivere... penso che stia sparendo.” Fonte: AI News Italia, maggio 2026
Le grandi aziende lo hanno già capito. E si sono spostate.
Quando le grandi aziende iniziano a muoversi, di solito il trend non è più un’ipotesi. È già realtà da un bel po’.
Adobe è l’esempio che trovo più significativo, anche perché lo uso ogni giorno. Invece di costruire un’AI interna che competesse con Claude, Adobe ha creato un connettore MCP nativo per Claude. Dall’interno di Claude puoi accedere direttamente a Photoshop, Lightroom, Firefly, Express.
Puoi rimuovere sfondi, vettorizzare immagini, generare contenuti creativi, tutto senza uscire dall’agente. Adobe non si è messa a competere. Si è spostata dove stanno già gli utenti. Puoi chiamarla resa. Io la chiamo la risposta più intelligente possibile.
Salesforce ha fatto la stessa cosa da un’angolazione diversa. Ha lanciato Agentforce, il suo prodotto AI interno, ma contemporaneamente ha firmato una partnership con Anthropic per integrare Claude direttamente nei flussi CRM. Il loro prodotto di punta non compete più con Claude. Claude è parte del prodotto.
DocuSign, FactSet, Intuit hanno fatto altrettanto, entrando come plugin ufficiali di Claude Cowork. Sono dentro l’agente, non fuori. Questo vuol dire che il valore che offrono non è più l’interfaccia, il login, la schermata di gestione. È i dati e la logica di business che custodiscono da anni. L’agente ci parla sopra.
Klarna ha percorso la strada opposta e forse più radicale: ha disdetto i contratti con Salesforce e Workday e ha dichiarato pubblicamente di star riducendo il personale da 5.000 a 3.800 dipendenti, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 2.000.
Il CEO Sebastian Siemiatkowski ha detto senza giri di parole: “Stiamo spegnendo molti dei nostri provider SaaS”. Il chatbot AI già gestisce due terzi delle chat di customer service. Non è un’integrazione. È una sostituzione diretta.
La lezione che emerge da questi esempi è sempre la stessa. Le aziende che sopravvivono non combattono la tendenza.
Si spostano dove i loro agenti non possono ancora arrivare: i dati proprietari costruiti in anni, la compliance regolamentare, le relazioni con i clienti. Il software diventa un layer trasparente. Il valore rimane nei dati sotto.
285 miliardi in 48 ore: il mercato aveva già capito
Torniamo al 5 febbraio 2026.
Claude Cowork lancia i plug-in verticali: sales, finance, marketing, legal. In 48 ore il settore SaaS perde 285 miliardi di dollari di capitalizzazione. L’indice S&P Software scende del 15% in sette sedute. Il termine “SaaSpocalypse” entra nel vocabolario di Wall Street.
Non è panico irrazionale. È un riallineamento. Il mercato ha visto quello che io avevo intuito costruendo app per mesi: gli agenti AI fanno quello che i SaaS facevano, senza UI, senza seat license, senza sei mesi di onboarding. Come racconto in Perché ogni mattina apro Claude e non ChatGPT, la differenza non è più quale tool usi. È che lo strumento ora fa le cose al posto tuo, non con te.
Jamie Dimon di JPMorgan ha raccontato di aver costruito un dashboard di analisi finanziaria con Claude Code in un weekend, da solo, senza team di sviluppo. Klarna ha disdetto i contratti con Salesforce e Workday. Non perché i prodotti fossero brutti. Perché un agente faceva la stessa cosa.
Come ho scritto nell’articolo Claude ha Cancellato l’HD di 50 Persone. La Colpa è tua!, gli agenti AI non sono privi di rischi. Fanno cose reali, cancellano file reali. Il potere è reale, ma lo è anche l’errore. Questo non è un invito a correre spensierati.
E non significa che tutto il SaaS stia morendo domani mattina. I SaaS con dati proprietari, compliance regolamentare, effetti di rete, settori verticali profondi (sanità, finanza regolata, manifattura) hanno ancora un futuro solido. Quello che sta morendo è il SaaS “wrapper”: software che esiste solo perché il modello AI sottostante non era ancora capace da renderlo inutile.
Tre domande prima di costruire qualcosa
Se stai pensando a un’app o a un tool da costruire, fatti queste tre domande prima di aprire Cursor o Claude Code.
1. Un agente AI può già risolvere questo problema con un prompt? Se la risposta è “probabilmente sì, ma non in modo perfetto”, aspetta sei mesi. I modelli migliorano ogni trimestre. La tua app rischia di diventare spuria molto prima di ammortizzare il tempo che ci hai messo.
2. Il valore di quello che costruisci sta nel software, o nei dati e nelle relazioni che ci sono dentro? Un CRM è un database di relazioni costruito in anni. Non puoi vibe-codarlo in due pomeriggi. Ma un tool per gestire le notifiche del tuo CRM? Quello può diventare un prompt.
3. Tra 18 mesi questo prodotto ha ancora senso, o sarà un prompt? Non è una previsione impossibile. Karpathy ha dimostrato che si può fare live, sul palco, smontando il proprio stesso lavoro. Chiediti: cosa cambierebbe se il modello fosse due volte più capace di adesso?
Come scrivo spesso nella guida agli strumenti AI su Substack: non esiste lo strumento giusto per tutti. Esiste quello giusto per il tuo workflow, nel momento specifico in cui ti trovi.
Il cerchio si chiude
24 febbraio 2025: costruisco Bubble Trouble con un prompt solo, 22 giorni dopo che Karpathy ha inventato un termine per descrivere quello che stavo facendo senza saperlo.
13 maggio 2026, oggi: con Claude Code costruisco qualcosa di simile in cinque minuti, lo eseguo localmente, lo mostro a chi voglio. Senza store, senza distribuzione, senza abbonamento.
In 15 mesi il modo di costruire software è cambiato più di quanto non fosse cambiato nel decennio precedente.
Non sto dicendo che le app scompariranno domani. Sto dicendo che la domanda “come costruisco questa app?” sta cedendo il passo alla domanda “ho ancora bisogno di questa app?”.
Se sei un fotografo, un formatore, un libero professionista che sta pensando di costruire un tool per automatizzare qualcosa nel suo lavoro: la prima domanda non è “che piattaforma uso?”. È “questo problema esiste già in un prompt?”
E se sei un esperto AI che insegna ad altri come costruire app, forse è il momento di aggiornare la domanda di partenza.
Ci passo anch’io.
A presto, Luca
Un’ultima cosa, e la dico chiaro
Non ho niente contro chi oggi ti insegna come creare app con piattaforme di terze parti. Lo dico senza ironia. Sono persone che condividono quello che sanno, e spesso lo sanno bene.
Ma lo trovo un modo per rimanere indietro.
Qualche anno fa, durante i corsi per fotografi con Marianna Santoni , ripetevo a tutti di appoggiarsi la testa sulle immagini AI. Come racconto in questo articolo, ero convinto che fosse la svolta: chi avesse imparato a usare l’AI generativa prima degli altri avrebbe avuto un vantaggio concreto. E aveva senso, in quel momento. Forse ero anche un po’ pesante a ripeterlo, ma ero sincero.
Oggi sono convinto che il momento sia questo: appoggiarsi la testa sulle automazioni AI. Non quelle con n8n o servizi simili, che restano ottimi strumenti di orchestrazione manuale ma richiedono ancora di costruire flussi, connettori, logiche.
Il momento è Claude Cowork, Claude Code, Codex. Strumenti che fanno le cose, non strumenti che collegano le cose.
Andare verso le app da vibe codare, oggi, lo trovo un vicolo cieco. Ti fa fermare lì. E lo dico con cognizione di causa: in questi 15 mesi ho creato più di 200 applicazioni, per tutti i gusti, da giochi a tool professionali, da utility fotografiche a sistemi di gestione. La cosa più importante che ho imparato?
Non è la strada giusta. Non più.
La strada giusta è capire come si parla a uno strumento che fa. Non come si costruisce qualcosa che fa fare agli altri.
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Fonti
Andrej Karpathy, tweet originale “vibe coding”, X, 2 febbraio 2025
Collins Dictionary Word of the Year 2025: vibe coding, Newly.app
Satya Nadella, Future of AI Agents and the End of SaaS, Forward Future, dicembre 2024
Karpathy killed his own app on stage, Autocomplete AI Digest, 2026
Claude Cowork Triggers Tech Stock Selloff, Trending Topics, febbraio 2026
Amodei: le aziende SaaS che ignorano l’AI rischiano il fallimento, AI News Italia, maggio 2026
State of Vibe Coding 2026: mercato a 4,7 miliardi, Taskade, aprile 2026









200 app in 15 mesi sono veramente tante: quante di queste hanno raggiunto il pareggio in termini nel rapporto tempo investito / ritorno (non necessariamente solo economico)?
Ma il senso di fare un'app (nel 2026, così come nel 2000), che chiamerò per semplicità ‘software’, non è quello di eseguire un compito utilizzando un dispositivo in mio possesso? Evitare cloud computing e algoritmi di intelligenza artificiale (coi loro problemi di gestione della privacy) non è di per sé sufficiente a spiegare perché il software ha senso di esistere, oggi come 20 anni fa? Inoltre, avendo già a disposizione potenza di calcolo locale, non è anche doveroso e utile da un punto di vista ambientale?